top of page
Cerca
  • Immagine del redattoreVincenzo D' Aniello

L'Italia ha davvero bisogno di un salario minimo?

La neo leader del Pd Schlein ne chiede l'introduzione. Meloni si oppone. Ma una direttiva Ue potrebbe costringere il governo a farci i conti.

Intanto il M5S di Giuseppe Conte, insieme ai membri delle opposizioni tranne Italia Viva presenta una proposta di legge unitaria, a prima firma proprio dell'On.

Giuseppe Conte.


Nel suo primo faccia a faccia alla Camera con la premier Giorgia Meloni da neo leader del Pd, Elly Schlein ha ritirato fuori la questione dell'introduzione in Italia del salario minimo. "La precarietà è il lavoro povero, occorre fissare per legge un salario minimo perché sotto una certa soglia non si può chiamare lavoro ma sfruttamento", ha detto Schlein. Giusto aumentare gli stipendi, ma il salario minimo non è la "soluzione", ha replicato Meloni. Chi ha ragione tra le due protagoniste della politica italiana?


Cosa dice la direttiva Ue

Prima di provare a rispondere a questa domanda, bisogna fare un passo indietro. Lo scorso ottobre, l'Ue ha dato il via libera definitivo alla direttiva sul salario minimo. I Paesi avranno due anni di tempo, quindi entro il 2024, per recepere le nuove norme. Cosa prevedono? In linea generale, la legge dà agli Stati due opzioni: o introdurre un salario minimo, o raggiungere almeno l'80% di stipendi fissati da contratti collettivi. L'Italia non soddisfa la prima opzione, al pari di Austria, Svezia, Finlandia e Danimarca (negli altri 22 Stati Ue esiste). Se volesse adeguarsi, la direttiva consiglia una serie di parametri da seguire, uno dei quali (una soglia pari al 60% del salario lordo mediano) potrebbe portare a un salario minimo intorno ai 1.000 euro.

Il nodo dei contratti collettivi

Sulla seconda opzione, invece, il dibattito è aperto. Sulla carta, il Belpaese è già in linea con la direttiva: secondo recenti stime, il tasso di copertura italiano è sopra l'85%. Ma diversi economisti segnalano che questa quota potrebbe essere frutto di un metodo di calcolo sbagliato, e potrebbe essere rivista al ribasso con l'applicazione della direttiva. Il motivo va cercato nella forte presenza di contratti collettivi "pirata" e di contratti scaduti. I primi riguardano quei contratti siglati da associazione di categoria non riconosciute dal Cnel, che coprono circa 33mila lavoratori italiani: come saranno conteggiati con la direttiva? In secondo luogo, ci sono i contratti scaduti: alla fine dello scorso anno, dei 955 contratti collettivi depositati al Cnel, il Consiglio nazionale per l'economia e il lavoro, ben il 62% risultava scaduto, molti dei quali da più di 5 anni. La Commissione europea accetterà i contratti scaduti per calcolare la soglia dell'80%? Anche su questo, la situazione non è chiara.

Dove aumentano di più i salari

A ogni modo, il governo ha quasi due anni per recepire la direttiva e decidere se è necessario o meno adeguarsi, e come. Per Meloni, "l'obiettivo che il governo si è posto è quello di aumentare i salari", che in Italia sono al palo da 30 anni. Qual è lo strumento migliore per farlo? Il salario minimo o la contrattazione collettiva (quindi scegliere di impegnarsi nella concertazione tra sindacati e imprese)? Difficile dirlo, dato che anche gli economisti si dividono. Ma guardando alla dinamica degli stipendi nei Paesi Ue nel 2022, a fronte di un'inflazione record, emerge chiaramente che laddove c'è il salario minimo, le buste paga sono aumentate in maniera più consistente rispetto ai pochi Stati del blocco che non lo prevedono.

Nel terzo trimestre del 2022, per esempio, stando ai dati Eurostat, i salari nell'Ue sono aumentati nell'Ue del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2021. In Italia, l'aumento è stato dell'1,8%. Guardando agli altri Paesi senza salario minimo, troviamo Finlandia e Danimarca con una crescita delle buste paga inferiore alla media Ue. In Svezia, l'adeguamento trimestrale è stato del 3,3% (di poco sopra la media Ue), in Austria del 6,1%. Più che il caso svedese (la crescita è stata più moderata nei mesi precedenti), colpisce l'esempio austriaco: Vienna sembra contraddire i tifosi del salario minimo, dimostrando che anche agendo sulla contrattazione collettiva si possono aumentare gli stipendi. L'eccezione austriaca varrà anche per l'Italia? Lo si vedrà nei prossimi mesi. 


Cosa succede nell'ambito europeo?

Guardiamo la Spagna che ha introdotto il salario minimo legale.


Aumenta il salario minimo in Spagna mentre cala l'inflazione.


Il tasso di aumento dei prezzi nel Paese è il più basso d'Europa. Il governo di Madrid dà comunque il via libera all'incremento dei salari. Critiche dalla Confindustria spagnola.

La contrarietà della Ceoe, la Confindustria spagnola, non ha impedito al governo di Madrid di aumentare i salari minimi. L'esecutivo guidato dal socialista Pedro Sanchez ha deciso di incrementare dell'8% il "salario minimo interprofessionale", che include tredicesima e quattordicesima, per portarlo a 1.080 lordi. Dell'aumento in busta paga beneficeranno circa due milioni e mezzo di lavoratori che nel 2022 di sono dovuti accontentare di soli mille euro al mese. 

Durante il suo intervento in Parlamento, Sanchez ha ricordato che la Spagna è il secondo tra i Paesi Ocse ad aver aumentato maggiormente il salario minimo dal 2018, con un aumento pari al 36%. Lo stipendio minimo è così passato da 735 euro al mese agli attuali 1.000 euro, che la prossima settimana, quando il provvedimento sarà approvato dal Consiglio dei ministri, salirà a 1.080 euro. Le scelte di Madrid sono in linea con quelle di altri Paesi Ue: la Germania aumenterà il salario minimo del 15%, i Paesi Bassi del 10,1%, Il Portogallo dell'8,7% e la Francia del 6,6%. L'Italia è invece uno dei pochi Paesi europei a non aver ancora introdotto un salario minimo per legge.

La speranza di Madrid è che l'aumento del salario minimo dia il via a un effetto domino sulle altre buste paga per recuperare la perdita di potere d'acquisto che lo scorso anno ha colpito 24 milioni di spagnoli. Il 2022 è stato infatti l'annus horribilis per le tasche degli iberici, con tassi d'inflazione mai così alti dagli anni Ottanta. Tuttavia, negli ultimi mesi, la corsa dei prezzi ha cominciato a rallentare e ieri il primo ministro Sanchez ha rivendicato su Twitter che il tasso d'inflazione in Spagna è attualmente il più basso tra i Paesi Ue, con un aumento dei prezzi al 5,8% a fronte della media Ue all'8,5%. Il dato italiano è ancora più alto, con un tasso al 10,9%. 


L'aumento del salario minimo spagnolo sarà approvato al prossimo Consiglio dei ministri ed entrerà in vigore retroattivamente dal primo gennaio. L'aumento delle buste paga è stato deciso dopo una trattativa con le parti sociali alla quale hanno partecipati i principali sindacati. Era invece assente al tavolo Antonio Garamendi, presidente della Ceoe, la Confindustria spagnola, che ha accusato Madrid di non aver coinvolto i datori di lavoro nei piani dell'esecutivo. 

"Il governo di coalizione - ha fatto notare il giornale El Pais- aveva un certo interesse a chiudere al più presto la rivalutazione del salario minimo perché" in vista delle elezioni del 10 dicembre 2023 "sarebbe stato difficile spiegare ai cittadini che mentre aumentavano dell'8,5% le pensioni per i pensionati che guadagnano di più" il governo "ha limitato l'aumento per i lavoratori più precari", ovvero quelli che ricevono il salario minimo.


Dove c'è il salario minimo le buste paga crescono di più. L'Italia resta al palo.


Il Belpaese sotto la media Ue per gli aumenti degli stipendi: quelli reali sono oggi più bassi del 12% rispetto al 2008.

Una mozione presentata e approvata alla Camera dai partiti della maggioranza di governo ha messo una pietra sopra le speranze di chi, in Italia, si batte per l'introduzione del salario minimo: la direttiva in materia appena varata dall'Unione europea verrà attuata nel nostro Paese solo per la parte che riguarda la contrattazione collettiva. Si dice che questa funzioni nello stimolare la crescita delle buste paga in Scandinavia. Ma gli ultimi dati Eurostat sui salari orari nominali sembrano smentire tale tesi: guardando ai 27 Paesi del blocco, laddove non c'è il salario minimo, gli aumenti degli stipendi sono rimasti al palo. Se in media, nell'Ue, questi sono cresciuti del 4,2% rispetto al 2021, in Italia ci si è fermati intorno al 3%. E ancora peggio hanno fatto Svezia, Danimarca e Finlandia.

Le percentuali si riferiscono al costo nominale orario dei salari del secondo semestre del 2022 confrontato con lo stesso periodo del 2021. Certo, ci sono le eccezioni: per esempio, anche Francia, Spagna e Olanda sono sotto la media Ue. Ma dei 6 Paesi europei senza salario minimo (oltre ai già citati, ci sono anche Cipro e Austria), ben 5 si trovano al di sotto di questa asticella. Solo l'Austria compare nel lato dei più 'virtuosi'. 

Al di là delle valutazioni sul salario minimo, resta comunque un problema comune a tutti gli Stati membri: la perdita di potere d'acquisto dei lavoratori dinanzi all'inflazione record. Secondo un recente studio dell'Ilo, l'organizzazione internazionale del lavoro, quasi tutti i Paesi Ue hanno visto calare i salari reali nell'anno in corso: in Italia, il calo è stato del 5,9% rispetto al 2021, in Spagna del 3,5%, in Germania e Francia dell'1,7 per entrambi. Ma a rendere ancora più cupo il quadro del nostro Paese, c'è un grafico dell'Ilo sull'andamento dei salari reali nei Paesi del G7 negli ultimi 15 anni: se tedeschi e francesi, a parità di potere d'acquisto, hanno oggi buste paga più alte del 2008, quelle degli italiani sono più basse del 12%. 


Comments

Rated 0 out of 5 stars.
No ratings yet

Add a rating
Post: Blog2_Post
bottom of page